TEMpo

A volte il tempo si distorce, assume connotazioni mostruose, infinite, caotico ma nel contempo immobile.
Stare seduti a pensare anche solo l’attimo di una sigaretta, apre a una realtà alla quale nel quotidiano si tenta di sfuggire, ignorare, ma in quell’istante diventa un macigno così pesante da non riuscire a muoversi, a non riuscire a trovare anche solo un filo d’aria che ti permetta di riprendere il proprio essere.
Qual’è la vera distorsione;
Ciò che i tuoi occhi vedono…
Ciò che il tuo cuore sente…
Ciò che la tua mente pensa…
…o ciò che ti viene ammaestrato dal mondo.
In sconfinata ricerca….

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GirOnA

Di strada verso il nostro viaggio marocchino stavolta abbiamo deciso di fare tappa a Girona.
E ci ha rapiti….
Le sue case “a cubi” sul fiume, il suo quartiere El Call pieno di piccoli vicoli che si intersecano salendo e scendendo per la collina, la sua maestosa cattedrale gotica.

Che dire Bella!

Trattandosi del giorno di santo Stefano non siamo riusciti a mangiare la paella  al ristorantino che avevamo scelto, ma ci é andata altrettanto bene…in una tipica tapaseria basca di nome Zanpanzar, brulicante di giovani e meno giovani animata da due camerieri gentilissimi !
Viva le Tapas e il vino tinto, che ci hanno trasmesso tutta l’allegria del popolo spagnolo!!
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Due pAsSi vErso iL maRe

Una delle più suggestive zone, che ogni anno non possiamo far a meno di visitare è l’Oceano…..ma non quello popolato e brulicante del nord, bensìgli ultimi avamposti dell’Africa del Nord, prima del desolante Sahara Occidentale.

Già perchè in questa fascia di territorio, si avverte ancora, il Marocco moderno e popoloso, ma si respira già un’altra aria. Aria di conflitti intestinali, contrabbando, desolazione, e tanta povertà trasmessa da un territorio arido e sconfinato dove le uniche ricchezze appartengono ai potenti grazie a impianti monumentali.

Ci siamo trovati sempre ad arrivare all’ultima roccaforte del mondo civilizzato, Tan Tan Plage, percorrendo da nord a sud la fascia sub-sahariana, sahariana.

Trascorriamo la notte nella cittadina di Icht presso una nuova struttura tra un albergo e un camping ….ma molto accogliente. Un posto dove fare un ultima doccia e dormire su lenzuola pulite.
Al tramonto decidiamo, un percorso avventuroso lungo il fiume Draa, o più cittadino lungo Guelmim?

Non possiamo non scegliere il Draa. Percorso da innumerevoli rally dakariani, più solitario, ma la nostra filosofia di viaggio é anche questa. Un’immersione più totale nella natura.

Proseguiamo così per asfalto superando Foum el Assan, verso Assa. Che di per se ci accoglie con strade moderne, scuole, la rocca di una vecchia fortificazione, illuminazione recente…..già così appare. E giusto dal termine apparire, perchè come ti dai uno sguardo in giro, noti che non c’è altro, le strade che proseguono asfaltate ben presto diventano sterrate…e inizia l’avventura..

Una volta fatto il pieno di benzina e il il pieno allo stomaco, chiediamo la direzione verso il letto del Draa, approssimativamente ci indicano la direzione, se per loro è molto chiara per noi è abbastanza offuscata, non vi sono punti di riferimento solo un gran plateau, e da li “prendete lo sterrato che parte dalla destra”…..si ma quale?! di sterrati c’è l’imbarazzo della scelta!!

Dopo qualche tentativo e qualche ulteriore indicazione dei soliti ragazzetti locali, finalmente partiamo. La strada lentamente diventa un letto del fiume Draa e notiamo che costeggia alla nostra sinistra una lunga, infinita catena montuosa, sempre inesorabilmente della stessa altezza, con le stesse increspature…..ma finirà prima o poi??

IMG_2176Finirà, finirà…..quando il letto del fiume Draa arriverà verso alla foce, allora il percorso si farà più torutoso.

Di fatto il Draa nei suoi 1.100 km di lunghezza esprime la sua massima espressione nella sua foce, prima di allora, prima di 50 km dalla foce il suo corso molto spesso è sotto terra, si nota la sua attività dall’infinito numero di oasi che seguono il suo corso.

Nasce dall’unione di due fiumi, il Dades e il Imini. All’altezza del Tizi’n Tichka ad est del Toubkal tra i 3000 e 4000 mt altitudine, tutti posti che passiamo abitualmente, ma a cui non prestiamo particolare attenzione come movimenti di acque, di gran lunga meno interessanti rispetto ai panorami.

Da vita a alla lunga vallata di oasi tra Ouarzazate e Zagora, si perde nelle chiare dune del deserto dell’erg Chigaga, per poi espandersi nel suggestivo lago Iriki, e da lì tortuosamente tra avvallamenti e plateau verso il mare. Ovviamente il tutto nella vostra immaginazione il fiume riappare solo a 50 km dal mare!!

CoSe

Oggi ho ascoltato due interviste una a Robert Peroni, il suo viaggio in Groenlandia, il suo rapporto con le popolazioni locali dal 1980, e il suo albergo “the red house”.
E l’altra all’artista di arte moderna Vik Muniz, che grazie all’aiuto di alcune persone che lavorano alla discarica di Rio de Janero ha realizzato quadri fantastici, che oltre al contenuto artistico sono permeati di vita e calore umano.

Ognuno di noi dovrebbe fare qualcosa di stupendo nella propria vita.

Purtroppo non é così. Io non farò  mai nulla, ma non mancheró però con immensa gioia di conoscere storie di persone e di cose incredibili.

iL seMaForo Blu – Gianni Rodari, Favole al telefono

Una volta il semaforo che sta a Milano, in piazza del Duomo fece una stranezza.

Tutte le sue luci, ad un tratto, si tinsero di blu’, e la gente non sapeva più come regolarsi.

“Attraversiamo o non attraversiamo? Stiamo o non stiamo?”

Da tutti i suoi occhi, in tutte le direzioni, il semaforo diffondeva l’insolito segnale blu’, di un blu’ che così blu’ il cielo di Milano non era stato mai.

In attesa di capirci qualcosa gli automobilisti strepitavano e strombettavano, i motociclisti facevano ruggire lo scappamento e i pedoni più grassi gridavano: “Lei non sa chi sono io!”

Gli spiritosi lanciavano frizzi: “Il verde se lo sarà mangiato il commendatore, per farci una villetta in campagna.

Il rosso lo hanno adoperato per tingere i pesci ai Giardini. Col giallo sapete che ci fanno? Allungano l’olio d’oliva.”

Finalmente arrivò un vigile e si mise in mezzo all’incrocio a districare il traffico. Un altro vigile cercò la cassetta dei comandi per riparare il guasto, e tolse la corrente.

Prima di spegnersi il semaforo blu’ fece in tempo a pensare:

“Poveretti! Io avevo dato il segnale di – via libera – per il cielo. Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare. Ma forse gli è mancato il coraggio.”Cielo blu

StoRie di alTri MonDi

Già….cosa c’entra in realtà il confronto tra Apple vs Samsung, sembra apparentemente un discorso da bar o da professionisti della tecnologia moderna, ma per me anche questo rappresenra una storia, ovvero tante storie di un mondo consumistico vs una realtà quotidiana. Allora mi trovo ad approfondire, leggere, capire cosa porta “noi” società occidentale a possedere un marchio di costume tecnologico. E cosa porta, altre culture, a noi oltre che diametralmente opposte territoriamente anche culturalmente, a subire una realtà quotidiana così despotica.

Così mi cimento in questo quesito, e non trovo attenuanti e mi convinco sempre più di alcuni principi che non mi fanno piacere la grande mela…ecco i miei perchè!

Da un punto di vista legally corect, abbasso alla globalizzazione sfrenata:

Da un punto di vista mediatico, abbasso gli stereotipi:

  • I prezzi dell’Iphone sono in assoluto i più alti e non trovo giusto arricchire oltre misura una macchina globale. Se le altre compagnie producono a prezzi inferiori, capisco che la differenza è solo x pagare un marchio.
  • Possedere un prodotto Iphone non rappresenta più un segno di innovazione, ma un segno di benessere, uno status symbol nel quale non mi sento a mio agio.

Dal punto di vista tecnico, abbasso all’occultato dominio informatico:

  • Alcuni prodotti di altre marche si sono evoluti fino a raggiungere le stesse caratteristiche con un altro sistema operativo, dimostrando flessibilità.
  • Basati entrambi su sistemi Linux, il sistema operativo di Iphone è stato sviluppato da Apple per Apple, mentre Android, è guidato da Google, ma sostenuto da svariati produttori di telefonini Questo comporta che a differenza di Apple, Google propone soltanto il sistema operativo, lasciando ai costruttori la scelta di hardware e design. Per chi crede nella forza dei sistemi aperti (open Source), crede in Android, consentendo ad una quantità enorme di persone ed aziende di collaborare allo sviluppo. Qualsiasi azienda che vuole fare uno smartphone basato su Android può farlo senza pagarne la licenza.

Chiacchere da bar…..forse….